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Il terremoto dell'8 settembre del 1905 che distrusse Martirano Vecchio

Se io volessi narrare la storia del terremoto di Calabria degli otto settembre 1905 in tutte le sue più minuziose particolarità — scrive lo storiografo Armando Lucifero — non farei che ripetere ciò che si è scritto e narrato su gl'innumerevoli terremoti che han questo preceduto, e nulla potrei aggiungere di straordinario o di nuovo." In effetti, prendendo a modello il più recente, del 26 dicembre 2004 etichettato dalla cronaca con l'odiatissimo termine preso in prestito dai giapponesi tsunami ovvero "onda del porto ", vediamo che le fasi che caratterizzarono l'evento si possono sovrapporre comodamente a quelle di quel tragico 8 settembre del 1905. A partire dalla inspiegabile irrequietezza tanto dei quadrumani, quanto dei volatili, cosa che per le popolazioni mokan, ovvero zingari del mare, è segno certo di imminente catastrofe: " a Martirano, alcuni colombi — riferisce Luigi Jaricci — volarono dalle crepe di alcuni muri subito prima che la terra cominciasse a tremare ed inoltre dal letto del Savuto si sarebbero sprigionati getti di acqua calda mista a sabbia". Lucifero riferisce, in Sila, di acque che assunsero sapore e odore di zolfo il giorno precedente il terremoto, che tornarono normali il giorno successivo; a tutti gli altri eventi, alle scene di morte, ai salvataggi fortunati (il barone Paparo da Badolato, buttato giù dal letto si salvò sotto il vano della porta che, fortunatamente per lui, non si aprì), agli appuntamenti improrogabili col destino, alla distruzione di ogni cosa, tutto si è ripetuto seguendo lo stesso stereotipo.

L'unico fenomeno che non ho trovato descritto fu quello dei fenomeni liminosi, notato sin dal tempo degli Egizi e che tanto impressionò persino Emanuele Kant. Il 26 dicembre 2004 tutto il mondo, pochissimi secondi dopo la tragedia, fu informato in ogni dettaglio per cui si rese conto dalle immagini estemporaneamente trasmesse dai mezzi di diffusione delle reali dimensioni del dramma! Ritornando al dopoterremoto del 1905 addirittura ci fu chi ignorò che in Calabria fosse accaduto qualcosa di grave! Anche se, a volere essere obiettivi, a chi avrebbe potuto interessare la disgrazia di un paesino sperduto dell'Appennino Calabro? Il nostro unico deus ex machina resta per radicata cultura il Governo ('u Cuvèrnu) spesso inteso come astrazione mentale, ma sempre inteso in modo ambiguo, contraddittorio: mi ricordava il prof. Franco del Buono, che v'era chi addirittura, quando la terra non tremava, volutamente, preferiva non porre riparo alla propria abitazione pericolante nell'insana speranza che si verificasse un terremoto, cui attribuire la causa del danno. Sarebbe stato il Governo allora a dover prendere i dovuti provvedimenti! Ma... è sempre il Lucifero che ci riferisce il «governo provvide 1) alla meglio, 2) frettoloso. 3) talvolta, spesso ritardatario. 4) ma sempre non bene-. A) sia per la ragione leggittima dell'inaspettato accidente. B) sia per l'inettitudine e pel cinismo dei suoi rappresentanti". Nel caso di Martirano io aggiungerei l'isolamento! A dare notizia della sciagura al Governo, con il telegramma riprodotto a sinistra (ndr, sulla versione cartacea), fu per primo il sindaco di Martirano, Lorenzo de' Medici il quale, comunicò successivamente il numero dei senzatetto (ben 2824), e richiese tende e uomini per l'estrazione dei cadaveri e la rimozione delle macerie. Il capitano Danielli, giunto a Martirano con 50 uomini e un ufficiale, comunicava che il paese era interamente distrutto ed inoltre metteva in evidenza la necessità di personale specializzato che provvedesse a puntellare gli edifici pericolanti, inoltre l'escavazione per il ritrovamento di eventuali cadaveri in rione Verdesca, dove ben dodici case caddero l'una sull'altra, era stata sospesa per evitare che i disseppellitori venissero a loro volta seppelliti.

Dalle macerie giungevano urla strazianti che piano piano si spensero. La popolazione era rimasta fuori per l'inagibilità delle case, i soldati. forse troppo ligi al dovere, tenevano lontani gli ex abitanti al punto che qualcuno dubitò che temessero il possibile furto della loro stesse miserie! Urgevano tende, medicinali, viveri e muli per i trasporti.

Ben dodici cadaveri vennero estratti dalle macerie il 9 settembre! La cattedrale dalle mura colossali ricostruite nel 1638 era ridotta un cumulo di macerie. Così gli edifici pubblici ospitati nell'ex sede vescovile. Poi, secondo copione, una serie di visite, oltre quella del Re del 15 settembre, giunsero a Martirano il Cav. Marincola Cattaneo. presidente del comitato di agitazione agraria di Catanzaro ed altri componenti il comitato stesso, l'arcivescovo di Reggio cardinale Gennaro Portanova, tutti, fortemente colpiti, descrissero una situazione tragica: seguirono altri gesti di solidarietà, promesse, ma furono tutti purtroppo interventi frammentari ed episodici che nulla mutarono in meglio: il 29 settembre fu la volta dell'ing. Nava del Comitato Lombardo di Soccorso che così commenta: " Martirano invece fu completamente abbandonata a sé: la visitò S M. il re nei primi giorni del disastro, ma poi nessun altro se ne occupò, tanto che allorché io vi andai alla fine del mese scorso nessun rappresentante dei comitati v'era stato ancora. Non una tavola di legno, non un chiodo, ma solo un paio di sacchi di vecchi stracciati indumenti che poi si dovettero buttare ".

Portiamoci un po' con la mente alla realtà di Martirano di un secolo fa: si raggiungeva il paese o da Nicastro portandosi a Conflenti e da qui, attraverso una mulattiera, a Martirano oppure con una strada carreggiabile che, da Nocera Terinese Scalo terminava a San Mango. Da San Mango una mulattiera arrivava a Martirano ed un'altra mulattiera da Martirano conduceva a Cosenza; mulattiere, queste, per altro inagibili durante i periodi di pioggia allorché i corsi d acqua a carattere torrentizio aumentavano la loro portata ed anche la violenza, e per mancanza di ponti invadevano il sentiero segnato qua e là nella montagna, da capre, come lo definì Cesare Nava.

Il Cav. Marincola Cattaneo racconta che il 24 settembre da San Mango non poterono proseguire perché era notte e la mulattiera che conduce a Martirano è lunga, faticosa e piena di pericoli. Di tutto ciò si dovettero prima d ogni altra cosa, preoccupare i soccorritori per far sì che arrivasse il materiale per ricostruire ed altri generi di immediata necessità. Frattanto la gente restava attendata da più di venti giorni nei pressi del rione S. Filomena in prossimità del camposanto in attesa delle baracche, ma ben si vedono le ragioni del ritardo per la costruzione di esse. Tornando alla nostra realtà, mentre si scavava, allo scopo di trovare altre vittime, oltre le 17 già tumulate, mentre si demolivano muri pericolanti, si puntellavano fabbricati, il 15 settembre il Re Vittorio Emanuele III venne a far visita alle rovine di Martirano; ad attenderlo, oltre il Sindaco, il vescovo di Nicastro Mons. Regine, il Presidente del comitato di soccorso Berardelli, il Professore Anania, il parroco Montoro e la popolazione superstite con le lacrime agli occhi che invocava soccorso. La visita durò circa un'ora, dopo di che il Re partì per Conflenti e da qui per Sambiase. La visita di Vittorio Emanuele IlI a Martirano fece sì che il Comitato Milanese, cosa impensabile al giorno d'oggi, volgesse l'attenzione verso questo sventurato centro calabrese; inoltre il 18 settembre un'altra scossa sismica piuttosto violenta fece cadere un pezzo di montagna a valle, la popolazione cadde nuovamente nella più cupa disperazione.

A questo punto prese corpo l'idea di ricostruire il paese in altra località. Il giorno dopo (19 settembre) una commissione comunale andò in giro per le campagne circostanti a trovare il posto più adatto allo scopo. Il 20 settembre il Consiglio comunale deliberò la soppressione del paese individuando la zona del futuro nuovo paese sul Piano delle Sorbe, alle falde della Molinara. Il 24 settembre inoltre il Cav. Berardelli esterna al presidente del comitato di agitazione agraria, in visita ai terremotati, l'idea di ricostruire altrove Martirano, già tante volte distrutta dai terremoti. Ricordò inoltre che per fortuna molti degli abitanti quella notte pernottavano presso le sponde del Savuto in occasione della fiera, altrimenti il numero delle vittime sarebbe stato ben più grande.

L'idea di sopprimere la vecchia Martirano non fu accolta da tutti con entusiasmo e la Cronaca di Calabria del tempo, scrisse che la parola stessa soppressione strazia il cuore. Molti restarono del parere che tutto fosse precostituito, previsto, forzato; discutibile la scelta della stessa località su cui sorse, preferita al Piano della Croce. Ma la storia ha bisogno del suo tempo per consentire la formulazione di giudizi imparziali! Cento anni son pochi! La visita del re aveva richiamato sul piccolo centro di Martirano l'attenzione del Comitato Lombardo di Soccorso fondato col primitivo intento di soccorrere le vittime dell'inondazione del Veneto e della Lombardia. A distanza di venti giorni dall'evento, ripeto, non si era visto nulla di positivo. Fon. Fortis espresse al Prefetto tutta la sua preoccupazione per il fatto che non era sorta a Martirano neanche una baracca, anzi quelle ad essa destinate erano state sequestrate o dirottate altrove. Il Prefetto tirò in ballo le difficoltà costituite dai collegamenti stradali, mentre il Sindaco sollecitava che la mulattiera da San Mango venisse resa carrabile e attraversasse la contrada Orbi.

L'arrivo dell'ing. Nava portò una ventata di speranza in quanto fu proposta la costruzione del paese sul piano degli Orbi, avendo ritenuto la Commissione scientifica governativa il paese vecchio non più adatto alle ricostruzioni per la mancanza di compattezza tellurica, per cui era necessarie; riedificare su terreno più idoneo, in altra località. Il Comando Militare si impegnava a consegnare, fra l'esultanza dei cittadini, la strada carrabile da San Mango e la suddetta Contrada entro venti giorni. Il 2 ottobre il cav. ing Cesare Nava informava che erano state stanziate dal Comitato Lombardo ben 400.000 lire per la ricostruzione delle case della nuova Martirano sul Piano delle Sorbe, case da servire ai poveri ed ai piccoli proprietari che si trovavano nell'impossibilità di ricostruire la propria casa danneggiata.

Il 5 ottobre il gen. Valcamonica. in rappresentanza dell'autorità militare si impegnava ufficialmente a costruire nel più breve tempo possibile la strada da San Mango al Piano delle Sorbe per potere così consentire il trasporto dalla stazione di Nocera Terinese di quanto occorreva per la ricostnizione. II Comune, dal canto suo si impegnava all'acquisto e cessione del terreno in contrada Piano delle Sorbe 0 Orbi, alla deviazione dell'acquedotto di modo che queste venissero convogliate alla Nuova Martirano e suddivise tra circa venti fontane nonché all'acquisto di una cava di pietra situata a monte della costruenda Martirano. Sempre il Comune si impegnava a far rispettare un'equa tariffa per tutti i lavoratori assunti.

1 lavori ebbero inizio verso la metà di gennaio 1906. Si provvide dapprima a sistemare la direzione, gli operai e i soldati; poi venne la volta delle fornaci, dei binari Decauville per i carrelli, la funicolare ('a tilaferica) che vinceva uno strapiombo di ben 350 metri fino al torrente Primarosa, testimone del triste episodio di Enrico VII che nelle sue acque cadde, o si buttò, da cavallo, che dette anche il suo contributo al costruendo paese. Date le condizioni atmosferiche i lavori presero un certo ritmo solo agli inizi di giugno 1906. Non mancarono contrattempi, beghe, discussioni, atti di ostruzionismo da parte di paesi viciniori che, speravano nella mors Marturani, ma la trattazione di tutto ciò ci porterebbe molto lontano. Il nuovo paese era costituito da 59 case, un asilo, un lavatoio pubblico ed un piccolo ospedale. La rete fognante realizzata in gres costituiva una vera innovazione tecnica e così i muri delle case baraccate, con i loro murali di sostegno in legno che circondavano tratti di muratura opponendosi così alle scosse, separatamente, evitando di cadere. Tale tecnica, riferi il Nava era stata sperimentata con buon successo in Giappone. Alcune delle case, per fortuna non molte, situate per lo più in campagna, erano state realizzate in fango cotto al sole, la bresta, che simboleggiò la povertà dei Calabresi (Vito Teti). Ancora oggi si suol dire fravicare casedduzze e crita per esprimere un simbolo di fragilità.

Finalmente il 23 ottobre 1907. splendida giornata di sole, si inaugurò la nuova sede di Martirano, passata dal praedium Marturi al Piano delle Sorbe. In onore al Comitato le vie del paese ricordavano in gran parte le sorelle lombarde. Molti i discorsi, altrettanti i brindisi augurali con fiumi di vermouth, come prassi impone, molte le promesse; ma io voglio ricordare il Comm. Berardelli che, dopo avere incitato i propri concittadini a raccogliersi restando uniti intorno al loro paese, contestò garbatamente le autorità politiche che tutte protese ad esaltare e ringraziare, com'era d'obbligo, d'altronde, il Comitato Lombardo, avevano messo da parte il vero protagonista della vicenda, il popolo che tanto dovette subire per poter rinascere!

Com'è strano il destino! Anche se non possiamo parlare di geni e di cromosomi, i due paesi, a ben pensarci, hanno avuto la medesima genesi, mille e più anni fa i Saraceni (?) spinsero i nostri avi sul podere di Marturo, da qui, nel 1907, i pronipoti di quella gente si rifugiarono sul Piano delle Sorbe per ripararsi dal sisma. La storia si ripete!

Oggi i due paesini, come tanti altri in Calabria, vivono uno stato di isolamento inaudito: già da tempo la cicogna non si posa più su quelle case. Ogni volta che torno, sento mia madre che si fa il conto delle case, sempre più numerose, che vengono abbandonate! È una tragica realtà che riconosce cause ben numerose, ma, purtroppo effetti molto simili a quelli del sisma di cento anni fa!

Gaspare Caputo

La prima parte del racconto è tratta da Storicittà anno XVI n. 155 settembre 2007
La seconda parte del racconto è tratta da Storicittà anno XVI n. 156 ottobre 2007



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