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Franco Berardelli - Sonetti

SONETTI

LA MORTE LENTA | LA MORTE BELLA | LA MORTE TRISTE |


ALLE MIE TRE SORELLE
Io vi contemplo chine sul lavoro,
con occhio greve di malinconia;
Gina indocile, lieta Anna Maria,
seria Graziella, dalla voce d’oro.
Penso, e nel triste meditar m’accoro:
che val seguire questa che s’avvìa,
di passioni e di mali prigionia,
senza sosta e speranza di ristoro.
Folla d’uomini, in cerca di fortuna?
E affaticarsi per la lunga via?
Bagnar di sangue e lagrime il terreno?
Meglio, o sorelle, in vostra compagnia
attendere con animo sereno
Colei che tutto eguaglia ed accomuna.


JOHN KEATS
Poi che ribelle, ribelle, agli ultimi bagliori
Del sol di Roma la sua voce tacque,
lui che a diversi fati e a gloria nacque
coprono il cieli e i sempiverdi allori.
Il suo nome fu scritto sovra l’ acque,
il suo destino fu quello dei fiori;
negletto visse, senza gioie e amori;
trovò sol pace quando inerte giacque.
Chi ha cuore e mente piena di canzoni,
cui giovinezza e fama certa arride,
ha, spesso, un corpo debole e malato.
Così Natura perfida divide,
in modo alterno, le sciagure e i doni!
E questo è sempre dei migliori il fato.


PRESSO LA TOMBA DI LEOPARDI
Ora che nova etade s’avvicina,
e a disprezzo il dolore è fatto segno
ed esula dall’Arte, io, vate indegno,
piego i ginocchi e, con la fronte china
a terra, ascolto se dal freddo legno
si senta la sua anima divina,
e canti ancor di Silvia e di Nerina,
o il petto infiammi ancora epico sdegno!
Tace il Poeta, avvolto nell’oblìo,
il vento, solo, ondeggia fra le nere
cime, tra i rami lividi e contorti
degli alberi, che vegliano sui morti.
Se canta, Ei canta in più lontane sfere,
nulla più che il dolor conduce a Dio!


TRISTE ANNIVERSARIO
O nonno che riposi a Martirano,
cullato dalla voce del Savuto,
spenti gli occhi, lo sguardo e il labbro muto,
fredda la fronte, gelida la mano,
l’ultimo di tua stirpe, lo sperduto
esule spinto dal destino umano,
nel suo vagabondaggio triste e vano
a te ritorna, in ultimo saluto.
Non fiori, non inutili parole
scolpite sovra il sasso, né una voce,
un volo, intorno, di canori uccelli.
Sulle tombe di casa Berardelli
un nome basta e, sulla nostra croce,
solo il sorriso limpido del Sole.


A MIO PADRE
Con rimpianto e tristezza, io mi rammento
i più bei giorni dell’adolescenza,
quando tempravi l’animo alla scienza
e il mio cuore educavi al sentimento.
Ora, a vane ricerche io solo intento,
consumo fede, spirito e pazienza;
e mi sembra lo studio, o babbo, senza
la tua guida, un inutile tormento.
Oh! Ch’io ritorni un giorno dall’esiglio,
libero, sano, al vigile tuo affetto
con cuor devoto e con virtù di figlio!
E stringendoti allora sovra il petto
pace ritrovi, carità e consiglio:
unico dono che dai Cieli aspetto.



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