Itinerari Turistici - Percorso Alnus

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Itinerari Turistici - Percorso Alnus

Comuni: Martirano Lombardo
Tavoletta: I.G.M. 1:25000, 568 sez. 2 – Conflenti.
Difficoltà: percorso 1 – facile; percorso 2 – difficile.
Altitudine: min. 230 m, max 630 m.
Dislivello: ca. 400 metri.
Tempo di percorrenza: 6 ore circa (due ore per il precorso 1 e quattro ore per il percorso 2).
Segnaletica: assente.

ALBUM FOTOGRAFICO DELL'ITINERARIO ALNUS

percorso anlus CARTINA

Per un nuovo itinerario si è deciso di seguire uno degli impluvi più suggestivi del nostro territorio. Con partenza Ponte del Soldato si è percorso il versante Nord del Monte Mancuso, lungo il Fosso Petrillo, fino a quota 630 m s.l.m.

Lasciata l’automobile nei pressi del ponte, ci si incammina verso l’impluvio posto sulla sinistra orografica del Fosso Primarosa.

La salita, inizialmente leggera, diviene sempre più faticosa. Infatti, man mano che l’alveo si restringe con l’altitudine (con l’approssimarsi della sorgente), le sponde assumono inclinazioni più ripide e divengono sempre più fitte di rovi che rendono il percorso impervio. Per poter proseguire l’escursione bisogna munirsi di stivali a coscia (o scarponi antiscivolo, meglio se non impermeabili) e un robusto machete per farsi largo tra i coriacei roveti. Personalmente ho evitato invano di inzupparmi ma, dopo un paio di scivoloni, sono riuscito mio malgrado ad abituarmi molto presto all’acqua fredda del fiumiciattolo. Detto tra noi: è inevitabile bagnarsi, ma ne vale la pena

A volte i passaggi sulle sponde sono preclusi dalla fitta vegetazione di ontani, per cui l’unico modo di procedere nell’impegnativa salita è quello di arrampicarsi sui grandi massi viscidi che sovente ostacolano il normale fluire dell’acqua e che creano così incantevoli bianche cascate (foto 3, 9, 17, 18 e 19). Benché possa sembrare arduo ed impossibile l’accesso, ci si rende conto che andando avanti si scoprono luoghi molto particolari.

Decisamente “l’impresa” non può essere eseguita da una sola persona; assieme a me hanno avuto il “piacere” di farsi un bagno di sudore (e non solo), l’irriducibile Tonino, il matematico Bruno (un assiduo frequentatore di martiranolombardo.info) e Gaetano, senza il quale ci saremmo bloccati alla prima difficoltà…

Detto ciò è inutile aggiungere che il percorso non è facilmente accessibile a tutti. Per questo motivo si è deciso di dividerlo in due settori. Il più facile si percorre da quota 230 m s.l.m. sino a quota 300 m circa (punto 1 nella cartina); il secondo, più complicato se non si è provvisti di un minimo di attrezzatura, prosegue fino a quota 630 m (punto 2 nella cartina), nei pressi di S. Nicola.

Percorso 1

Il percorso numero 1 è, come già detto, molto facile; la risalita non è faticosa anche se bisogna sempre stare attenti a non cercare sostegni scivolosi. Il rischio di finire in acqua è basso ma bisogna essere cauti in quanto alcuni massi asciutti, solo apparentemente sembrano essere saldi nell’alveo. La via più sicura resta comunque quella tra le sponde, ancora accessibili per via del quasi pianeggiante alveo e per la mancanza di fitta vegetazione (foto numero 7).

In alcuni punti è possibile osservare in acqua dei massi maculati da alghe di colore rosso acceso (foto numero 8). L’acqua è molto limpida e la presenza di questa alga, che potrebbe erroneamente indicare iniziali processi di eutrofizzazione, non ci è parso un motivo di possibile inquinamento (anche se la verifica con opportune analisi può sicuramente eliminare ogni dubbio). In questo ambiente cresce spontaneamente l’ontano (Alnus Glutinosa) che, a volte, può essere riconosciuto anche dalla colorazione rossiccia delle terminazioni radicali (foto numero 10). Da quota 300 circa in poi, il cammino comincia ad essere più laborioso (foto numero 13).

Percorso 2

I rovi e gli alberi rendono le sponde impraticabili; così, l’unica strada possibile è quella che già ha tracciato l’acqua. Ma ora più che mai si rende necessario l’utilizzo del machete (figura numero 15). Malgrado le spine dei rovi si “incastonino” nella pelle, il paesaggio è straordinario: fiotti di acqua che scendono tra le rocce, brevi tratti pianeggianti dove il rio rallenta la sua corsa e crea dei piccoli laghetti; qui trovano riparo le giovani trote, le cui guizzanti ombre si intravedono tra le increspature dell’acqua. Da questo momento in poi bisogna rimboccarsi le maniche: scavalcare gli enormi massi che ostruiscono gli unici passaggi messi a disposizione dall’acqua, è una bella impresa (foto numero 20)!

In quei momenti sembravamo Aldo, Giovanni e Giacomo intenti ad arrampicarsi su una parete rocciosa in quella scena esilarante: “Metti il piede lì, nel buco a forma di zoccolo di muflone…”. Ma la presenza del nostro Gaetano non era assolutamente casuale! Un salto, una mano tesa a noi, l’aggancio e poi su, sul grande masso…come un ascensore! Quasi sempre così fino a quota 630 dove, stremati e paradossalmente assetati, siamo giunti all’intersezione del rio con un sentiero che ci avrebbe portati fino la strada che percorre tutta la frazione di S. Nicola. Dopo 6 ore, si arriva alla prima fermata possibile. L’impluvio, naturalmente, prosegue fino a quota 900 m ma, come è facile capire, la stanchezza era tanta!

Giovanni Lanzo


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